martedì 15 luglio 2008
Giustizia = ORRORE
P.S.: C'è un ineccepibile commento di una deficiente all'articolo... (a parte quello della Vicenzi)
G8, la delusione dei pm
15 luglio 2008
Aria da “day after” oggi in procura dopo la sentenza del tribunale sui fatti accaduti nella caserma di Bolzaneto, durante il G8 del 2001, che ha in pratica smantellato l’impostazione accusatoria, non condannando i vertici apicali per il reato di abuso d’ufficio a fini dolosi, contestato dai pm come sostitutivo del reato di tortura. «Anche questa volta - è il desolato commento che si raccoglie in procura - si sono voluti salvare i vertici».
La sentenza ha stabilito 23 anni e nove mesi di reclusione per 15 imputati e assoluzione per 30. Tutti i reati comunque saranno prescritti nel gennaio del 2009. I Pm Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati avevano chiesto condanne per 44 imputati di oltre 76 anni di carcere e una sola assoluzione. Il reato di abuso d’ufficio è stato riconosciuto solo per l’ispettore Antonio Biagio Gugliotta, responsabile nella caserma della polizia penitenziaria, condannato a 5 anni.
Tutti gli altri vertici sono stati assolti da questo reato: Alessandro Perugini, il funzionario di polizia con il grado più alto presente nella struttura, il commissario capo Anna Poggi, l’allora colonnello della polizia penitenziaria Oronzo Doria, ora generale, i capitani Cimino e Pelliccia del disciolto corpo degli agenti di custodia (gli ultimi tre imputati sono stati completamente assolti). Il tribunale ha invece riconosciuto il reato di abuso di autorità contro detenuti come aveva chiesto l’accusa.
I pm, pur non nascondendo la loro delusione, riescono tuttavia a commentare:«È motivo di soddisfazione aver portato a termine questo grosso processo. Ci ha certamente rammaricato l’esclusione da parte del Tribunale del reato di abuso d’ufficio che avevamo contestato ai responsabili della struttura. Aspettiamo comunque di leggere le motivazioni della sentenza per un eventuale appello».
«Ero sicuro - ha commentato il sottosegretario Roberto Castelli, all’ epoca del G8 ministro della Giustizia, che si sarebbe accertata la verità dei fatti. La verità non piace a tanti perché il teorema è stato smontato». Di parere opposto è Franco Giordano del Prc:«Con la sentenza di ieri sul G8 di Genova si è decisa l’impunità per i protagonisti di una delle stagioni più buie per la storia della Repubblica Italiana, uno degli episodi più drammatici ed inquietanti, in cui è stata sospesa le democrazia».
Soddisfazione per la sentenza è stata espressa invece dal medico Giacomo Toccafondi, dirigente sanitario della caserma nei giorni del G8, perché il suo ruolo di `seviziatore´ nella caserma è stato molto ridimensionato dai giudici. «La sentenza - ha commentato - ha cancellato l’impostazione dell’accusa che fossi una sorta di “Menghele” nella caserma di Bolzaneto». Toccafondi, difeso dagli avvocati Alessandro Vaccaro e Nicola Scodnik, è stato condannato ad 1 anno e 2 mesi di reclusione solo per i reati di omissione di referto e per due ingiurie.
«Sono contenta, è finito un incubo durato sette anni», ha detto Sonia Sciandra, uno dei quattro medici imputati che è stata assolta.«L’ accusa di aver parteciapto alle torture di Bolzaneto - ha aggiunto - mi ha rubato sette anni di vita e di serenità».
Alessandro Perugini, ufficiale di polizia con il grado più alto nella caserma di Bolzaneto, preferisce non fare commenti alla sentenza, prima di aver letto la motivazione del tribunale. «Vorremmo prima capire - spiega il difensore Vittorio Pendini - perché è rimasto in piedi l’abuso di autorità contro detenuti (art.608) mentre è caduto l’abuso d’ ufficio (art.323) che viaggiavano in parallelo».
È incredulo e amareggiato Massimo Pigozzi, assistente capo di polizia addetto alle traduzioni degli arrestati, transitato, secondo il difensore Nicola Scodnik, nella caserma di Bolzaneto durante il G8 solo per pochi minuti, per la condanna che il tribunale gli ha inflitto ieri: 3 anni e 2 mesi di reclusione. L’ episodio che gli viene contestato è uno dei più crudeli, verificatosi dentro la caserma: lo «strappo» alla mano subita dal manifestante Giuseppe Azzolina.
Il sindaco di Genova, Marta Vincenzi, ha sottolineato:«Grazie al processo molte verità sono state dette. Si può ripartire in questa città da una situazione di risarcimento civile nei confronti di chi ha subito violenze in quei giorni. Non parlo solo della città, né di quelli che hanno subito violenza dai black block. Parlo di quei ragazzi che hanno subito violenze nella caserma di Bolzaneto o nella scuola Diaz
sabato 5 luglio 2008
IL 7 LUGLIO PER IL POPOLO ROM
Involuzione digitale. Ecco i nuovi bambini ebrei,
Le impronte dell’odio e della paura. Della discriminazione.
I bambini sono il nostro futuro. E questo è un futuro schedato.
Inchiostro per le mani e filo spinato per gli uomini. E’ solo il primo passo.
Se fanno questo in tempi di pace cosa farebbero in tempi di guerra?
Dopo le impronte digitali i numeri tatuati sull’avambraccio. ..
Ecco come è trattato, oggi, in Italia, chi meriterebbe il premio Nobel per la pace per non aver mai fatto la guerra a nessun altro popolo.
Lo proponiamo, ancora, con la massima serietà. Premio Nobel al popolo Rom.
Moni Ovadia
lunedì 9 giugno 2008
Arresti clinica privata, tra le accuse omicidio
Andrea
Sanità, 14 arresti clinica milanese, tra accuse omicidio
lunedì, 9 giugno 2008 12.22
MILANO (Reuters) - La Guardia di finanza di Milano ha eseguito 14 ordinanze di custodia cautelare, delle quali due in carcere e 12 ai domiciliari, nei confronti di medici e del rappresentante legale della clinica milanese Santa Rita con l'accusa di aver falsificato le cartelle cliniche per ottenere rimborsi superiori al dovuto. Tre dei medici inoltre sono accusati anche di omicidio volontario e lesioni gravissime.
Lo hanno riferito oggi le fiamme gialle del Nucleo di polizia tributaria di Milano precisando che, da quanto emerge da alcune intercettazioni telefoniche, "in molti casi si parla del paziente in modo sprezzante" considerandolo "una macchina per fare soldi".
"Questo era un sistema voluto, in cui la struttura voleva operare in questo modo truffaldino", ha detto Riccardo Rapanotti, comandante del Nucleo di polizia tributaria di Milano.
Le indagini, ancora in corso -- iniziate nel gennaio 2007 e che hanno portato al controllo di 4.000 cartelle cliniche -- hanno riscontrato 88 casi di lesioni gravi e gravissime e cinque casi di morte del paziente, "come diretta conseguenza dell'intervento chirurgico".
Secondo quanto riferito dagli investigatori, gli indagati sono 18 persone fisiche. È indagata, per la responsabilità amministrativa degli enti, anche la clinica ove sono avvenute le presunte truffe. L'importo indebitamente ottenuto dagli enti pubblici è stato stimato in circa 2,5 milioni di euro, una cifra per la quale è in corso il sequestro.
"INTERVENTI ABNORMI"
Tra gli interventi che venivano effettuati nella clinica per ottenere rimborsi gonfiati, sarebbero stati asportati polmoni per curare la tubercolosi. Inoltre, secondo quanto riferito, alcune donne, tra cui anche una ragazza di 18 anni, sarebbero state sottoposte all'asportazione della mammella senza motivo, a fronte di interventi che richiedevano la semplice asportazione di cisti.
Le ordinanze sono state firmate dal gip Micaela Serena Curami, su richiesta dei pm Tiziana Siciliano e Grazia Pradella.
I reati contestati a vario titolo sono falso ideologico e truffa ai danni del Servizio Sanitario Nazionale. Per tre dei medici, a seguito di specifiche perizie, sono stati contestati anche i reati di lesioni gravissime e di omicidio volontario per aver "sottoposto alcuni pazienti a interventi abnormi e invasivi" senza tener conto delle loro condizioni di fragilità per età e condizioni cliniche, hanno aggiunto le fiamme gialle.
Secondo l'accusa, gli indagati avrebbero falsificato le cartelle cliniche, affermando la sussistenza di patologie e necessità terapeutiche, allo scopo di chiedere alla Regione Lombardia e al Servizio Sanitario Nazionale un rimborso superiore a quello dovuto, per gli anni 2005 e 2006.
In particolare, alcune prestazioni mediche venivano eseguite utilizzando codici di rimborso (i cosiddetti Drg - Diagnosis Related Group -- raggruppamenti omogenei di diagnosi) relativi ad interventi maggiormente retribuiti rispetto a quelli che avrebbero dovuto essere utilizzati.
La clinica Santa Rita è una struttura privata che opera sia in regime di accreditamento con il Servizio sanitario nazionale che in regime privatistico. Il centro -- che conta 276 posti letto -- dispone di un Pronto soccorso che effettua oltre 25.000 accessi all'anno con una media di 80 persone soccorse ogni giorno.
domenica 8 giugno 2008
La montatura sui Rom di Ponticelli
Follia antizigana in Italia. EveryOne sul rapimento di Napoli
Il caso di Angelica, ragazza Rom accusata del tentato rapimento di una bambina di sei mesi avvenuto a Napoli, nel quartiere Ponticelli, è una montatura.
La testimonianza di Flora Martinelli, la madre della bambina, del padre di lei Ciro e dei loro vicini di casa è falsa. Il Gruppo EveryOne ha indagato accuratamente sull'evento che ha scatenato una vera e propria caccia al Rom, che da Napoli si è diffusa a macchia d'olio in tutta Italia. Fin dall'inizio le dinamiche del rapimento non ci hanno convinto, perché chi conosce la palazzina in cui sarebbe avvenuto il reato sa che è praticamente inaccessibile, sia per il cancello che per l'attenta sorveglianza degli inquilini, affermano i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau. Vi sono poi discordanze fra le testimonianze della Martinelli, di suo padre e dei vicini. La donna in un primo momento ha dichiarato che la porta del suo appartamento sarebbe stata forzata, poi ha ricordato di averla lasciata aperta. Dopo aver notato la porta aperta, la madre sarebbe andata a controllare la culla, quindi sarebbe tornata verso il pianerottolo dove avrebbe sorpreso - passati almeno venti secondi - la ragazzina Rom con la sua piccola in braccio. Non solo: avrebbe avuto ancora il tempo di raggiungerla e strapparle la bambina. Quindi la Rom si sarebbe mossa al rallentatore, consentendo a nonno Ciro di raggiungerla, afferrarla e schiaffeggiarla al piano di sotto. Alcuni dei vicini hanno riferito alle autorità che Angelica aveva ancora la bambina in braccio, quando l'hanno fermata. Ma non basta, perché nei giorni precedenti al fatto, gli inquilini della palazzina si erano riuniti più volte, con un solo ordine del giorno: come ottenere lo sgombero delle famiglie Rom accampate a Ponticelli. Dopo queste analisi di massima, il Gruppo EveryOne - che può contare su attivisti e organizzazioni locali - ha effettuato ulteriori accertamenti, sia presso il carcere, dove un funzionario, dopo aver ascoltato le ipotesi che scagionavano la presunta rapitrice, ammetteva:
Avete ragione, anche noi siamo in difficoltà, perché questo non è un evento diverso da tanti altri, ma qualcuno ha voluto trasformarlo in un caso nazionale. Gli inquilini di Ponticelli fanno blocco: i Rom non li vogliono più. Qualcuno però, mostra qualche scrupolo di coscienza, ma ha paura, perché le pressioni sono forti e mettersi contro il comitato di Ponticelli è pericoloso. Angelica, in realtà, conosceva una delle famiglie che abitano in via Principe di Napoli, dove è avvenuto l'episodio, continuano gli attivisti del Gruppo EveryOne, ha suonato al citofono ed è stata notata da alcune inquiline. Pochi istanti dopo è scattata la trappola e la furia dei condomini si è scatenata contro di lei, che è stata raggiunta in strada, afferrata, schiaffeggiata e consegnata alla polizia. Vi sono testimoni che conoscono la verità e due di loro sono disposte a parlare al giudice. E' importante che l'avvocato Rosa Mazzei, che difende la ragazza Rom, non si faccia intimidire e sostenga la verità in tribunale. Un attivista di Napoli suppone che la linea di difesa potrebbe essere, invece, quella di ammettere il furto, ma non il tentato rapimento. Le conseguenze del caso di Ponticelli, con l'eco mediatica promossa da quotidiani e network, sono state gravissime e sono un indice evidente di come sia necessario abbandonare razzismo e xenofobia per riscoprire la strada dei diritti umani.
Adesso è importante che le organizzazioni locali per i diritti dell'uomo vigilino sulla serenità di Angelica, che subisce pressioni gravi e intollerabili. Salvaguardare la tranquillità della ragazza significa salvaguardare la verità sul caso di Ponticelli, che è la tragica verità di un'altra ingiustizia, di un'altra calunnia, di altre disumane violenze subite dal popolo Rom in Italia, già colpito da emarginazione e segregazione, vessato da provvedimenti iniqui. Gli attivisti del Gruppo EveryOne concludono con alcune considerazioni che dovrebbero far riflettere: Da anni lanciamo l'allarme riguardo alla campagna razziale in corso in Italia. Grazie all'appoggio di forze politiche transnazionali attive nel campo dei diritti umani e civili, abbiamo ottenuto Risoluzioni europee e documenti-guida da parte delle Nazioni Unite, che ammoniscono l'Italia contro le sue politiche razziali. I Rom in Italia non sono criminali, ma famiglie in difficoltà. Su 150 mila 'zingari' presenti nel nostro Paese, 90 mila sono bambini. La speranza di vita media dei Rom, qui da noi, è di soli 35 anni, contro gli 80 degli altri cittadini. La mortalità dei bimbi Rom è 15 volte superiore a quella degli altri bambini. Sono numeri che esprimono una persecuzione. Riguardo alla criminalità Rom, essa non ha un'incidenza rilevante, come dimostrano i dati del Ministero degli Interni e le aggressioni nei confronti di italiani sono praticamente inesistenti. Il caso di Giovanna Reggiani fu un'altro grande inganno, perché il presunto omicida, Romulus Mailat, non è Rom, ma un romeno di etnia Bunjas, che non ha nulla a che vedere con i popoli 'zingari'. L'abbiamo documentato, a suo tempo, agli inquirenti e alla stampa, ma il nostro dossier scientifico non fu preso in considerazione. Il razzismo fa comodo a uno stuolo di persone, a partiti politici e media, alla criminalità organizzata, che muove miliardi di euro ogni anno. A questo proposito, ricordiamo che i Rom coinvolti in delitti agiscono quasi sempre per ordine di criminali mafiosi italiani, i quali - a causa dell'emarginazione e della segregazione in cui versano i 'nomadi' - li hanno ridotti in schiavitù. Lo sanno le autorità, lo sanno i politici e sarebbe ora che lo sapessero tutti i cittadini italiani.
martedì 6 maggio 2008
A fianco di Nicola e degli antifascisti di questa nazione
Il ragazzo aggredito dai neonazi non ce l'ha fatta. Il clima di intolleranza è irrespirabile. Fini: peggio le bandiere bruciate a Torino ed è polemica sul neopresidente della Camera. Sabato tutti nella città di Tosi
In poco più di 3 anni 262 casi di violenza fascista e squadrista
di Anubi D'Avossa Lussurgiu
Nicola Tomassoli è morto, a 29 anni. I medici ne hanno ufficializzato il decesso ieri. Nicola l'hanno ammazzato non ancora trentenne in una notte di festa, alle prime ore del primo maggio, festa delle lavoratrici e dei lavoratori. A Verona, in centro. A botte, per una sigaretta rifiutata.
L'hanno ammazzato giovani "dabbene", promettenti professionisti in erba e figli di famiglie rispettabili, con un metalmeccanico al seguito. Senza apparente movente politico, per «futili motivi». Ma in altri luoghi, in altri giorni, si sono abituati a fare altro: ad essere razzisti, sessisti, fascisti a colpi di coltello. Di quel fascismo che si riserva i tempi e gli spazi della vita urbana vissuta in branco, comodamente sotterraneo alla deriva a destra di questa società, di questa politica.
Nicola Tomassoli è un altro, l'ultimo dei morti ammazzati da questo fascismo senza bisogno di movente. Come Davide Cesare, 26enne, a Milano, nella notte tra il 16 e il 17 marzo del 2003. O Renato Biagetti, stessa età, all'alba del 27 agosto del 2006, all'uscita da una festa a Focene. Ora Nicola: nella Verona del sindaco leghista Tosi che lo piange e che si ritrova capogruppo in Comune della sua lista un ex leader del Fronte Veneto Skinheads.
I genitori di Nicola chiedono di non strumentalizzare la sua morte. Ci inchiniamo. Dovrebbe farlo anche il presidente della Camera, Gianfranco Fini, che invece dai teleschermi sentenzia: «Gli scontri anti-israeliani di Torino e gli attacchi di naziskin a Verona non sono paragonabili. Quel gruppo che si definisce neonazista va punito, ma quello che accade a Torino è più grave». Perché bruciare bandiere è un gesto politico, ammazzare a botte una persona no. Ergo è meno grave.
Invece non c'è nulla peggio di questo, che ci minaccia: un fascismo che non ha partito ma è comportamento sociale. E che si fa quotidiano, in agguato nel buio. Adesso bisogna sentirsi tutte e tutti Nicola. E bisogna farlo vedere. Non per ricominciare alcunché. Per esserci. Questo è il nostro appello, a fare una cosa giusta: tutte e tutti a Verona, per la vita e la libertà.
Liberazione, 6 Maggio 2008
giovedì 27 marzo 2008
Network giovani - il contributo della sezione

Ripartiamo dal prestito come forma di condivisione di saperi, svincolati dal mercato, dai circuiti della grande distribuzione. Ricominciamo da una visione soggettiva della cultura che sappia
informare di sé la nostra vita nell'aspetto partecipativo, politico, di condivisione di idee e progetti. Aspiriamo alla creazione di una rete di intellettualità collettive, ad una militanza culturale che possa partire da piccoli gesti, da pratiche condivise. Pensare tutti/e pensare insieme: booksharing.
I giovani di sinistra pensano qui ed ora all'alternativa.
Contribuisci all'agitazione culturale: presta o prendi in prestito il libro che ti piace, ti serve, ami.
Gazebo Book Sharing, Network Giovani Sinistra Arcobaleno, p.zza Prefettura Bari, 30 Marzo 2008 a partire dalle 11.00 fino a tarda sera.
Nicola e Gabri
venerdì 21 marzo 2008
ABORTIRE DALLE SUORE
Leggete, per favore, queste parole, che sono tratte dal Vangelo di Matteo «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei...non agite secondo le loro opere, perché dicono e non fanno. Legano pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente...Ma voi non fatevi chiamare rabbì, perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate nessuno "padre" sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo... Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a sepolcri imbiancati: i sepolcri all`esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume. Così anche voi apparite giusti davanti agli uomini, ma dentro siete pieni d`ipocrisia e d`iniquità....Serpenti, razza di vipere, come potrete scampare dalla condanna della Geenna?»
Chiediamo scusa ai nostri lettori che in maggioranza sono atei, però questo breve discorso, pronunciato da Gesù Nazareno circa 2000 anni fa, è bellissimo e incredibilmente attuale.Si è venuto a sapere che la magistratura di Genova sta indagando sulla clinica Villa Serena, gestita dalle suore «Immacolatine», perchè c'è il fortissimo sospetto che in questa clinica si facessero, a pagamento, aborti clandestini. I carabinieri hanno perquisito la casa di cura e hanno trovato resti degli aborti nei bidoni della spazzatura. Noi non consideriamo l'aborto un reato. Dunque non condanniamo le suore Immacolatine. Quello che ci colpisce è il sistema. Funziona così: la Chiesa invita i ginecologi a fare gli obiettori di coscienza. La stragrande maggioranza dei medici (in alcune regioni, come il Lazio, le precentuali superano il 90 per cento) obiettano e in questo modo costringono gli ospedali pubblici o a non svolgere il servizio di interruzione della gravidanza, o a svolgerlo in condizioni difficilissime, con lunghe file, con un impegno onerosissimo per i pochi medici che accettano questa incombenza. A questo punto gli stessi che hanno condotto la campagna per l'obiezione di coscienza, e paralizzato in questo modo gli ospedali, organizzano in qualche modo l'aborto a pagamento, che avviene anche nelle loro cliniche (visto che la Chiesa, specie quella romana, tra le sue attività principali, oltre all'evangelizzazione, ha l'organizzazione della sanità privata a pagamento).Non c'è molto da aggiungere a quel ragionamento di Gesù sui sepolcri imbiancati.
21/03/2008