lunedì 29 dicembre 2008

in ristrutturazione...veniteci a trovare a Gennaio!!

giovedì 11 settembre 2008

"Devi dire, io sono una puttana"

Riporto pure il link a Google con le parole chiave dell'articolo (http://www.google.it/search?hl=it&safe=off&rls=GGLG%2CGGLG%3A2008-37%2CGGLG%3Ait&q=bussolengo+rom+carabinieri&meta). Guardate i risultati che da in evidenza: indymedia, carta, semb chidd so'.... Questo grazie al "dovere d'informazione" di stampa e Tv che (singolare!) DEVONO ANCORA DARE SPAZIO ALLA NOTIZIA (come per la smentita della bugia sulla rom di Ponticelli 3-4 mesi fa), neanche volerla smentire, deliziandoci invece su mediterraneo, tricolore, 11 settembre, federalismo, sacrifici e via farneticando.
Sull'epis-odio unico è il giudizio "democratico" nel rispetto dei "valori condivisi" ed il "patrimonio comune": mmerde!

www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o12692

Vergogna tutta italiana
Si erano fermati fuori del paese, vicino Verona, solo per mangiare. Sono stati picchiati, sequestrati e torturati dai carabinieri per ore. La loro testimonianza
(10 settembre 2008)
Si erano fermati fuori del paese, vicino Verona, solo per mangiare. Sono stati picchiati, sequestrati e torturati dai carabinieri per ore. La loro testimonianza Venerdì 5 settembre 2008, ore 12. Tre famiglie parcheggiano le roulotte nel piazzale delle giostre a Bussolengo [Verona]. Le famiglie sono formate da Angelo e Sonia Campos con i loro cinque figli [quattro minorenni], dal figlio maggiorenne della coppia con la moglie e altri due minori, infine dal cognato Cristian Udorich con la sua compagna e i loro tre bambini. Tra le roulotte parcheggiate c’è già quella di Denis Rossetto, un loro amico. Sono tutti cittadini italiani di origine rom. Quello che accade dopo lo racconta Cristian, che ha trentotto anni ed è nato a San Giovanni Valdarno [Arezzo]. Cristian vive a Busto Arsizio [Varese] ed è un predicatore evangelista tra le comunità rom e sinte della Lombardia. Abbiamo parlato al telefono con lui grazie all’aiuto di Sergio Suffer dell’associazione Nevo Gipen [Nuova vita] di Brescia, che aderisce alla rete nazionale «Federazione rom e sinti insieme». «Stavamo preparando il pranzo, ed è arrivata una pattuglia di vigili urbani – racconta Cristian – per dirci di sgomberare entro un paio di ore. Abbiamo risposto che avremmo mangiato e che saremmo subito ripartiti. Dopo alcuni minuti arrivano due carabinieri. Ci dicono di sgomberare subito. Mio cognato chiede se quella era una minaccia. Poi cominciano a picchiarci, minorenni compresi». La voce si incrina per l’emozione: «Hanno subito tentato di ammanettare Angelo – prosegue Cristian – Mia sorella, sconvolta, ha cominciato a chiedere aiuto urlando ‘non abbiamo fatto nulla’. Il carabiniere più basso ha cominciato allora a picchiare in testa mia sorella con pugni e calci fino a farla sanguinare. I bambini si sono messi a piangere. È intervenuto per difenderci anche Denis. ‘Stai zitta puttana’, ha urlato più volte uno dei carabinieri a mia figlia di nove anni. E mentre dicevano a me di farla stare zitta ‘altrimenti l’ammazziamo di botte’ mi hanno riempito di calci. A Marco, il figlio di nove anni di mia sorella, hanno spezzato tre denti… Subito dopo sono arrivate altre pattuglie: tra loro un uomo in borghese, alto circa un metro e settanta, calvo: lo chiamavano maresciallo. Sono riuscito a prendere il mio telefono, ricordo bene l’ora, le 14,05, e ho chiamato il 113 chiedendo disperato all’operatore di aiutarci perché alcuni carabinieri ci stavano picchiando. Con violenza mi hanno strappato il telefono e lo hanno spaccato. Angelo è riuscito a scappare. È stato fermato e arrestato, prima che riuscisse ad arrivare in questura. Io e la mia compagna, insieme a mia sorella, Angelo e due dei loro figli, di sedici e diciassette anni, siamo stati portati nella caserma di Bussolengo dei carabinieri». «Appena siamo entrati,erano circa le due – dice Cristian – hanno chiuso le porte e le finestre. Ci hanno ammanettati e fatti sdraiare per terra. Oltre ai calci e i pugni, hanno cominciato a usare il manganello, anche sul volto… Mia sorella e i ragazzi perdevano molto sangue. Uno dei carabinieri ha urlato alla mia compagna: ‘Mettiti in ginocchio e pulisci quel sangue bastardo’. Ho implorato che si fermassero, dicevo che sono un predicatore evangelista, mi hanno colpito con il manganello incrinandomi una costola e hanno urlato alla mia compagna ‘Devi dire, io sono una puttana’, cosa che lei, piangendo, ha fatto più volte». Continua il racconto Giorgio, che ha diciassette anni ed è uno dei figli di Angelo: «Un carabiniere ha immobilizzato me e mio fratello Michele, sedici anni. Hanno portato una bacinella grande, con cinque-sei litri di acqua. Ogni dieci minuti, per almeno un’ora, ci hanno immerso completamente la testa nel secchio per quindici secondi. Uno dei carabiniere in borghese ha filmato la scena con il telefonino. Poi un altro si è denudato e ha detto ‘fammi un bocchino’». Alle 19 circa, dopo cinque ore, finisce l’incubo e tutti vengono rilasciati, tranne Angelo e Sonia Campos e Denis Rossetto, accusati di resistenza a pubblico ufficiale. Giorgio e Michele, prima di essere rilasciati, sono trasferiti alla caserma di Peschiera del Grada per rilasciare le impronte. Cristian con la compagna e i ragazzi vanno a farsi medicare all’ospedale di Desenzano [Brescia]. Sabato mattina la prima udienza per direttissima contro i tre «accusati», che avevano evidenti difficoltà a camminare per le violenze. «Con molti familiari e amici siamo andati al tribunale di Verona – dice ancora Cristian – L’avvocato ci ha detto che potrebbero restare nel carcere di Verona per tre anni». Nel fine settimana la notizia appare su alcuni siti, in particolare Sucardrom.blogspot.com. La stampa nazionale e locale non scrive nulla, salvo l’Arena di Verona. La Camera del lavoro di Brescia e quella di Verona, hanno messo a disposizione alcuni avvocati per sostenere il lavoro di Nevo Gipen.
Gianluca Carmosino (Carta)

mercoledì 23 luglio 2008

L'urbanistica a Bari

Un bell'articolo "quadro" sulla questione edlizia, dal problema delle quotazioni drogate degli immobili alla recente questione urbanistica a Bari (approvazione del consiglio comunale della delibera che imprime una brusca impennata a una cementificazione folle -che diventerà ovviamente ghettizzazione- del settore della città tra San Paolo e Carbonara -con beneficiari quali l'assessore Lorusso e l'ex sindaco Di Cagno Abbrescia più varie famiglie di costruttori quali i Matarrese - http://bari.repubblica.it/dettaglio/Urbanistica-nasce-il-patto-del-cemento/1485528). Da Aprileonline: http://aprileonline.info/notizia.php?id=8591

Carlo Giuseppe Diana, 18 luglio 2008, 13:06
Urbanistica, Bari non sia l'America

La denuncia
L'ultima delibera del Consiglio comunale da il via libera alla edificabilità di 11 milioni di metri cubi su un'area già pesantemente provata sul piano geofisico e malamente organizzata sotto il profilo economico-amministrativo


Fa piacere notare che il mondo associativo è pressoché unanime nel denunciare la gravità di quanto si prepara a danno del territorio barese, previsto dall'ultima delibera del consiglio comunale. Di fatto essa stura otto milioni di metri cubi edificabili contemplati dal vigente PRG ma finora congelati, e ne aggiunge altri tre. Undici milioni di metri cubi da edificare su un'area già pesantemente provata sul piano geofisico (coste e lame) e malamente organizzata sotto il profilo economico ed amministrativo. Si vanifica ogni tentativo di riqualificazione e programmazione del territorio, dei servizi e delle attività amministrative ed economiche, obiettivo del "piano strategico" metropolitano.

Se tutti i comuni consorziati nel "piano strategico" adeguassero proporzionalmente le proprie dimensioni edificabili alle previsioni del PRG barese, ci sarebbe ben poco da programmare, governare, riqualificare. In altre parole il "piano strategico" potrebbe solo prendere atto di una situazione consolidata e concentrare le proprie attività di programmazione e analisi sullo spazio residuale, evidentemente inadeguato. Si studiano comportamenti sociali, attività economiche, propensioni culturali, stratificazione demografica, flussi della mobilità che riguardano l'intera popolazione metropolitana ma si può influire soltanto su un decimo del territorio di prossimità urbana ancora non destinato alla edificazione. Le aree di maggiore concentrazione di mobilità sono quelle centrali e semicentrali dei grossi centri, già sature ed edificate. Le aree periferiche dovrebbero servire a creare infrastrutture sia per la delocalizzazione delle attività -in modo da alleggerire i centri urbani ingolfati- che per veicolare la mobilità dell'intero territorio metropolitano. Ma se quelle aree diventano in gran parte edificabili, il progetto "piano strategico" non ha più senso, venendo meno, perché gravemente ipotecato dai PRG, l'oggetto di studio e programmazione: il territorio.

Quella delibera va rivista. E' necessario ristabilire un corretto rapporto tra edificabilità e territorio, altrimenti chiarisca questa giunta comunale la propria vocazione edificatoria, in verità a noi sempre piuttosto evidente. Altrimenti si fermi il piano strategico, il cui costo a regime sarà di quattro milioni di euro, di cui forse un paio già spesi. L'opera pubblica, i diritti, le concessioni, i progetti finanziati con le risorse pubbliche, non possono utilizzarsi quali strumenti di propaganda o per soddisfare pretese private di alcun pregio economico. L'amministrazione pubblica, lo Stato, gli enti territoriali hanno il compito di scrivere le regole della competizione fra persone, fra imprese e creare strumenti normativi ed amministrativi affinché i migliori abbiano successo. E' necessario stimolare l'imprenditoria che rischia di suo, capace di creare valore aggiunto nella società. L'altra, quella che poggia tutto sulle concessioni edificatorie in un territorio in cui eccedono milioni di metri cubi rispetto alla necessità abitativa della popolazione residente, non crea valore aggiunto ma droga l'economia locale già compromessa dalla ricaduta della speculazione immobiliare, finanziaria ed energetica di respiro mondiale.

E' un'imprenditoria che non rischia capitali propri (si va in banca con la delibera e si ha il 120% del capitale necessario ad edificare, magari subappaltando quasi tutto). Le conseguenze ricadono sulle spalle dei cittadini e danneggiano la buona imprenditoria che investe di suo e si accolla il rischio. Ci si trova a breve impantanati nelle diseconomie striscianti, dove il parassita succhia risorse a tutti, in un mercato in cui si è alterato il costo economico dei beni e dei servizi. Ciò accade perché, a monte, il valore reale di un immobile pari a 100 (costo di costruzione più utile medio di impresa) è quotato sul mercato 500 o 1.000. Questo grazie ad una serie di previsioni normative, locali e nazionali, che invece di liberalizzare l'economia e tutelare il territorio, elargiscono diritti feudali decuplicando la ricchezza fondiaria. Si drogano gli scambi si pregiudica il territorio ed ogni possibile sua programmazione.

Il nostro futuro sta già in America. A seguito della recente deflagrazione della bolla speculativa che ha ingigantito i prezzi degli immobili negli anni passati, oggi Fanny e Freddie, due colossi della imprenditoria finanziaria statunitense, sono al collasso e lasceranno un debito di 5.000 miliardi di dollari che lo Stato dovrà assorbire con le conseguenze che si possono immaginare. Poi, magari, per rigenerare un'economia collassata si ha bisogno di qualche guerra qua e là nel mondo che stimoli l'impresa bellica e rimetta in circolo risorse fondate sulla morte.

La donazione di diritti pubblici, quali deroghe in campo edilizio, aumento di volumetria in una zona pregiata, mutamento della destinazione di intere aree semicentrali, ha la stessa conseguenza economica negativa. Si tratta di diritti che, una volta transitati nella sfera privata, assumono un valore dieci volte maggiore a quello dell'opera che l'impresa privata ha realizzato a favore dell'ente pubblico. Questo è il mix pubblico-privato, vanto dell'assessorato dei lavori pubblici del comune di Bari, e di tutta l'intelligentia illuminata che si spreca in pubblici elogi e gravita attorno a questa nostra amministrazione comunale e regionale. I PIRP, piani regionali di riqualificazione urbana, soggiacciono allo stesso principio speculativo. Gli effetti dannosi sono molteplici, come per esempio:

1) depauperamento dei beni pubblici senza un'equa ricompensa;

2) liberare capitali nel mercato creando valore aggiunto reale pari ad un decimo di quello nominale, significa assecondare una tendenza inflativa già in piena salute per suo conto;

3) pregiudicare la programmazione delle attività economiche, amministrative e della mobilità sul territorio, con pesante ricaduta sulla primaria e fondamentale questione energetica.

Per un articolo più recente sugli sviluppi della vicenda: http://bari.repubblica.it/dettaglio/articolo/1489429 . Tra l'altro vorrei capire personalmente quali consiglieri del PRC hanno lasciato l'aula; il numero di cui si parla è 2 oltre a De Razza (invece favorevole) ma sul sito del consiglio comunale (www.comune.bari.it/comune/opencms/sito/Bari/dettaglio.jsp?cdFileName=/sito/Bari/area1/index_160505_121538.xml) c'è n'è solo un altro (con De Razza 2 in tutto) nel gruppo PRC consiliare.

Sanità: mancanza d'informazione verso gli immigrati

Da Bari Live: www.barilive.it/news/news.aspx?idnews=10269

Nel nostro paese è possibile presso strutture pubbliche, ma solo dietro prescrizione medica del pediatra e di fronte a problemi fisici del bambino
Circoncisioni in Italia, non solo un problema di intermediazione culturale
Spesso manca una buona comunicazione nei confronti degli immigrati, ma c'è anche chi specula per trarne profitto

di
Gianpietro Occhiofino
Johnson è morto, dopo appena settantacinque giorni di vita. Una circoncisione, praticatagli clandestinamente, ha stroncato la sua breve esistenza.
Nel nostro paese la legge prevede la circoncisione presso le strutture pubbliche, ma solo dietro prescrizione medica del pediatra e di fronte a problemi fisici del bambino. Ad esempio, quando il piccolo presenta difficoltà nell’urinare. E l’intervento viene realizzato sotto anestesia totale.

“Qualche tempo fa un altro bambino di pochi mesi è deceduto in seguito di una circoncisione”, ha detto H.B, mediatore culturale, “in quel caso, però, la causa della morte fu addebitata all’anestesia. Anch’io, che sono di origini eritree, volevo sottoporre mio figlio di pochi mesi a questa pratica, rivolgendomi ad una struttura sanitaria privata. Avrei dovuto pagare 200 euro, ma il timore dell’anestesia mi ha fatto desistere dall’idea”.

“In Africa la circoncisione è molto utilizzata”, ha continuato, “ma ci sono 2-3 persone per ogni villaggio che la praticano da sempre e sono molto esperte. Qui a Bari, probabilmente, qualcuno ha voluto speculare su questi poveri fratelli nigeriani, spacciandosi come esperto del settore”.
In effetti in Nigeria, come in Eritrea, la circoncisione viene praticata sull’80% dei neonati, una settimana dopo la nascita e quasi sempre per motivi igienici. “Si evita in questo modo che il piccolo possa contrarre infezioni, lo si fa per ragioni di pulizia. Negli ospedali pubblici di Inghilterra e Svezia è possibile farla dietro il pagamento di 100 euro. E comunque, non è difficile rivolgersi a strutture sanitarie private, anche qui a Bari”.

Appunto strutture private, ma non pubbliche, quando il motivo della richiesta è di natura religiosa o culturale. “Non è giusto far morire un neonato in queste condizioni”, ha dichiarato V.D., mediatrice culturale di origini ivoriane. “Mio figlio di otto anni non è circonciso e non me ne vergogno. Nella mia comunità ci sono due donne anziane che la praticano in casa e mai nessun bimbo è morto. Ne fanno a centinaia ogni anno. Questo è possibile in Africa, ma non è immaginabile in Italia. Ritorniamo al solito problema di partenza e cioè la mancanza d’informazione da parte dei poteri pubblici nei confronti delle comunità immigrate”.

Probabilmente, se le strutture pubbliche sanitarie nazionali fossero dotate, per legge, di un servizio d’intermediazione linguistica, tragiche morti di questo tipo potrebbero essere evitate.
Purtroppo in Italia, soprattutto in questa fase storica, la tutela della salute degli immigrati, che hanno prodotto con il loro lavoro solo nel 2007 il 9,2 % del pil nazionale, non rappresenta una priorità dell’agenda politica.

martedì 15 luglio 2008

Giustizia = ORRORE

http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/genova/2008/07/15/1101630569159-g8-delusione-pm.shtml
P.S.: C'è un ineccepibile commento di una deficiente all'articolo... (a parte quello della Vicenzi)

G8, la delusione dei pm
15 luglio 2008
Aria da “day after” oggi in procura dopo la sentenza del tribunale sui fatti accaduti nella caserma di Bolzaneto, durante il G8 del 2001, che ha in pratica smantellato l’impostazione accusatoria, non condannando i vertici apicali per il reato di abuso d’ufficio a fini dolosi, contestato dai pm come sostitutivo del reato di tortura. «Anche questa volta - è il desolato commento che si raccoglie in procura - si sono voluti salvare i vertici».

La sentenza ha stabilito 23 anni e nove mesi di reclusione per 15 imputati e assoluzione per 30. Tutti i reati comunque saranno prescritti nel gennaio del 2009. I Pm Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati avevano chiesto condanne per 44 imputati di oltre 76 anni di carcere e una sola assoluzione. Il reato di abuso d’ufficio è stato riconosciuto solo per l’ispettore Antonio Biagio Gugliotta, responsabile nella caserma della polizia penitenziaria, condannato a 5 anni.
Tutti gli altri vertici sono stati assolti da questo reato: Alessandro Perugini, il funzionario di polizia con il grado più alto presente nella struttura, il commissario capo Anna Poggi, l’allora colonnello della polizia penitenziaria Oronzo Doria, ora generale, i capitani Cimino e Pelliccia del disciolto corpo degli agenti di custodia (gli ultimi tre imputati sono stati completamente assolti). Il tribunale ha invece riconosciuto il reato di abuso di autorità contro detenuti come aveva chiesto l’accusa.

I pm, pur non nascondendo la loro delusione, riescono tuttavia a commentare:«È motivo di soddisfazione aver portato a termine questo grosso processo. Ci ha certamente rammaricato l’esclusione da parte del Tribunale del reato di abuso d’ufficio che avevamo contestato ai responsabili della struttura. Aspettiamo comunque di leggere le motivazioni della sentenza per un eventuale appello».
«Ero sicuro - ha commentato il sottosegretario Roberto Castelli, all’ epoca del G8 ministro della Giustizia, che si sarebbe accertata la verità dei fatti. La verità non piace a tanti perché il teorema è stato smontato». Di parere opposto è Franco Giordano del Prc:«Con la sentenza di ieri sul G8 di Genova si è decisa l’impunità per i protagonisti di una delle stagioni più buie per la storia della Repubblica Italiana, uno degli episodi più drammatici ed inquietanti, in cui è stata sospesa le democrazia».
Soddisfazione per la sentenza è stata espressa invece dal medico Giacomo Toccafondi, dirigente sanitario della caserma nei giorni del G8, perché il suo ruolo di `seviziatore´ nella caserma è stato molto ridimensionato dai giudici. «La sentenza - ha commentato - ha cancellato l’impostazione dell’accusa che fossi una sorta di “Menghele” nella caserma di Bolzaneto». Toccafondi, difeso dagli avvocati Alessandro Vaccaro e Nicola Scodnik, è stato condannato ad 1 anno e 2 mesi di reclusione solo per i reati di omissione di referto e per due ingiurie.
«Sono contenta, è finito un incubo durato sette anni», ha detto Sonia Sciandra, uno dei quattro medici imputati che è stata assolta.«L’ accusa di aver parteciapto alle torture di Bolzaneto - ha aggiunto - mi ha rubato sette anni di vita e di serenità».
Alessandro Perugini, ufficiale di polizia con il grado più alto nella caserma di Bolzaneto, preferisce non fare commenti alla sentenza, prima di aver letto la motivazione del tribunale. «Vorremmo prima capire - spiega il difensore Vittorio Pendini - perché è rimasto in piedi l’abuso di autorità contro detenuti (art.608) mentre è caduto l’abuso d’ ufficio (art.323) che viaggiavano in parallelo».
È incredulo e amareggiato Massimo Pigozzi, assistente capo di polizia addetto alle traduzioni degli arrestati, transitato, secondo il difensore Nicola Scodnik, nella caserma di Bolzaneto durante il G8 solo per pochi minuti, per la condanna che il tribunale gli ha inflitto ieri: 3 anni e 2 mesi di reclusione. L’ episodio che gli viene contestato è uno dei più crudeli, verificatosi dentro la caserma: lo «strappo» alla mano subita dal manifestante Giuseppe Azzolina.
Il sindaco di Genova, Marta Vincenzi, ha sottolineato:«Grazie al processo molte verità sono state dette. Si può ripartire in questa città da una situazione di risarcimento civile nei confronti di chi ha subito violenze in quei giorni. Non parlo solo della città, né di quelli che hanno subito violenza dai black block. Parlo di quei ragazzi che hanno subito violenze nella caserma di Bolzaneto o nella scuola Diaz

sabato 5 luglio 2008

IL 7 LUGLIO PER IL POPOLO ROM

Un nobel per il popolo Rom. Firma l’appelloIndirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

Involuzione digitale. Ecco i nuovi bambini ebrei,
Le impronte dell’odio e della paura. Della discriminazione.
I bambini sono il nostro futuro. E questo è un futuro schedato.
Inchiostro per le mani e filo spinato per gli uomini. E’ solo il primo passo.
Se fanno questo in tempi di pace cosa farebbero in tempi di guerra?
Dopo le impronte digitali i numeri tatuati sull’avambraccio. ..
Ecco come è trattato, oggi, in Italia, chi meriterebbe il premio Nobel per la pace per non aver mai fatto la guerra a nessun altro popolo.
Lo proponiamo, ancora, con la massima serietà. Premio Nobel al popolo Rom.

Moni Ovadia

lunedì 9 giugno 2008

Arresti clinica privata, tra le accuse omicidio

Benissimo! Ora ci sarà ancora qualche altro rimmato che vorrà far perdere tempo con i Rom? O che parlerà dei "nostri valori" come se fossero stati scritti da Dio in terra? www.borsaitaliana.reuters.it/news/newsArticle.aspx?type=topNews&storyID=2008-06-09T112217Z_01_CIA934771_RTRIDST_0_OITTP-MILANO-ARRESTI-CLINICA-PUNTO.XML
Andrea

Sanità, 14 arresti clinica milanese, tra accuse omicidio
lunedì, 9 giugno 2008 12.22

MILANO (Reuters) - La Guardia di finanza di Milano ha eseguito 14 ordinanze di custodia cautelare, delle quali due in carcere e 12 ai domiciliari, nei confronti di medici e del rappresentante legale della clinica milanese Santa Rita con l'accusa di aver falsificato le cartelle cliniche per ottenere rimborsi superiori al dovuto. Tre dei medici inoltre sono accusati anche di omicidio volontario e lesioni gravissime.
Lo hanno riferito oggi le fiamme gialle del Nucleo di polizia tributaria di Milano precisando che, da quanto emerge da alcune intercettazioni telefoniche, "in molti casi si parla del paziente in modo sprezzante" considerandolo "una macchina per fare soldi".
"Questo era un sistema voluto, in cui la struttura voleva operare in questo modo truffaldino", ha detto Riccardo Rapanotti, comandante del Nucleo di polizia tributaria di Milano.
Le indagini, ancora in corso -- iniziate nel gennaio 2007 e che hanno portato al controllo di 4.000 cartelle cliniche -- hanno riscontrato 88 casi di lesioni gravi e gravissime e cinque casi di morte del paziente, "come diretta conseguenza dell'intervento chirurgico".
Secondo quanto riferito dagli investigatori, gli indagati sono 18 persone fisiche. È indagata, per la responsabilità amministrativa degli enti, anche la clinica ove sono avvenute le presunte truffe. L'importo indebitamente ottenuto dagli enti pubblici è stato stimato in circa 2,5 milioni di euro, una cifra per la quale è in corso il sequestro.
"INTERVENTI ABNORMI"
Tra gli interventi che venivano effettuati nella clinica per ottenere rimborsi gonfiati, sarebbero stati asportati polmoni per curare la tubercolosi. Inoltre, secondo quanto riferito, alcune donne, tra cui anche una ragazza di 18 anni, sarebbero state sottoposte all'asportazione della mammella senza motivo, a fronte di interventi che richiedevano la semplice asportazione di cisti.
Le ordinanze sono state firmate dal gip Micaela Serena Curami, su richiesta dei pm Tiziana Siciliano e Grazia Pradella.
I reati contestati a vario titolo sono falso ideologico e truffa ai danni del Servizio Sanitario Nazionale. Per tre dei medici, a seguito di specifiche perizie, sono stati contestati anche i reati di lesioni gravissime e di omicidio volontario per aver "sottoposto alcuni pazienti a interventi abnormi e invasivi" senza tener conto delle loro condizioni di fragilità per età e condizioni cliniche, hanno aggiunto le fiamme gialle.
Secondo l'accusa, gli indagati avrebbero falsificato le cartelle cliniche, affermando la sussistenza di patologie e necessità terapeutiche, allo scopo di chiedere alla Regione Lombardia e al Servizio Sanitario Nazionale un rimborso superiore a quello dovuto, per gli anni 2005 e 2006.
In particolare, alcune prestazioni mediche venivano eseguite utilizzando codici di rimborso (i cosiddetti Drg - Diagnosis Related Group -- raggruppamenti omogenei di diagnosi) relativi ad interventi maggiormente retribuiti rispetto a quelli che avrebbero dovuto essere utilizzati.
La clinica Santa Rita è una struttura privata che opera sia in regime di accreditamento con il Servizio sanitario nazionale che in regime privatistico. Il centro -- che conta 276 posti letto -- dispone di un Pronto soccorso che effettua oltre 25.000 accessi all'anno con una media di 80 persone soccorse ogni giorno.